venerdì 10 aprile 2009

‘icoraggiosi’ tesseramento 2009

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Parte, con la primavera, la campagna di tesseramento 2009 de ‘icoraggiosi’ un'opportunità in più per chi sceglie  di fare e non di guardare, per chi la vita sociale la vive da soggetto e non da oggetto. Come è ormai noto gli scopi principali dell' Associazione sono quelli di praticare e promuovere l’impegno culturale, politico e civile nelle comunità e sui territori; riaffermare, in particolare, il valore della politica come forma di volontariato che sappia essere strumento di crescita sociale oltre che di composizione e mediazione di esigenze ed attese dei cittadini. L' Associazione si propone di favorire la divulgazione di idee e proposte attraverso riunioni di cittadini, convegni, seminari, tavole rotonde, pubblicazioni, ricerche ed ogni altra iniziativa che possa stimolare la partecipazione ed il dibattito affinchè si riduca la distanza dei cittadini dalla conoscenza e dalla vita politica, sociale e culturale della nostra comunità. La quota 2009 è stata fissata in € 50.00 (Per le iscrizioni telefonare al numero  328 44 24 459 327 81 55 289 o in alternativa comunicare la volontà dell’ iscrizione utilizzando la nostra mail  icoraggiosi@gmail.com  inserendo il proprio numero  telefonico  e le proprie generalità per il contatto, oppure utilizzando il form del sito.

giovedì 9 aprile 2009

Milioni di vani da buttare

Aldo Loris Rossi è ordinario di progettazione architettonica ed ambientale alla università Federico II di Napoli

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… Il cemento armato non ha durata eterna, quindi, dopo 25-30 anni, e oggi siamo a 60 anni da quelle costruzioni, la resistenza si riduce progressivamente. Personalmente ho assistito alla demolizione di edilizia post-bellica degli anni '40 e '50 e ho notato che dentro il cemento non c'era più il ferro, cioè il cemento non era più armato, ma disarmato. C'erano solo buchi arrugginiti al posto del ferro. E allora il problema diventa serio. E, prima che questa edilizia ci cada addosso, muoviamoci su tre prospettive: salvaguardia integrale dei centri storici e delle aree agricole - beni unici e irriproducibili - e rottamazione con incentivi (anche per la bioclimaticità e il fotovoltaico) di quella edilizia senza qualità postbellica. Abbiamo calcolato che la spazzatura è fatta di circa 40 milioni di vani: certo non vogliamo distruggere tutti i 40 milioni di vani, ma si faccia ciò che aveva iniziato l'Ordine nazionale degli architetti: realizzare il fascicolo del fabbricato, fare cioè la radiografia del fabbricato. Se infatti analizziamo specialmente questa edilizia post bellica scopriremo che, se non sono antisismici, questi edifici sono a rischio.
- Cosa pensa della proposta del Governo ?
" un pastrocchio. C'è bisogno dell'intervento di tecnici ed esperti del settore e dell'ambiente per correggere le distorsioni allucinanti di questa deregulation generalizzata. Nella proposta manca una chiara distinzione tra città e non città, e all'interno del discorso sulla città non si distingue l'edilizia di interesse storico da quella che non ha alcun interesse storico e tra quella staticamente efficiente e quella invece che sta in piedi per miracolo.
- Berlusconi ha parlato degli edifici precedenti al 1989 ?
Questa data è insignificante perché l'edilizia storica è quella fino al 1945 in linea di massima. Berlusconi e i suoi tecnici devono capire questa semplice ed elementare verità: l'edilizia post bellica dal 1945 al 1972-75 praticamente non è antisismica e può caderci addosso, quindi, la dobbiamo individuare attraverso una ricognizione nei piani regolatori, poi dobbiamo circoscrivere queste aree, come hanno fatto a Roma e mettere in atto una grande opera di rottamazione. Non si può bruciare un'idea straordinaria che, tra l'altro, è inserita nella legge regionale della Calabria, e alla quale sembrano interessate il Veneto e la Puglia. Quindi, non riduciamola alla sopraelevazione o alla stanzetta, qui si tratta di aprire una grande prospettiva per rinnovare l'armatura urbana italiana e per rimettere in moto l'economia delle città. Inoltre, bisogna concepire degli attrattori per coinvolgere l'iniziativa privata che, se nei 64 anni passati ha distrutto il territorio, può fare lo sforzo, con degli incentivi, di ricostruire e riqualificare lo stesso territorio. stralci delle interviste consultabili sul sito di Radio Radicale.

mercoledì 8 aprile 2009

Le regole

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(…) Ma i morti sì, possono essere limitati. I danni sì, possono essere contenuti, quando le case sono costruite con i progetti giusti e gli accorgimenti giusti e i materiali giusti. E nessuno dovrebbe saperlo meglio di noi italiani. Che viviamo in una terra tra le più inquiete di un mondo in cui avvengono ogni anno un milione di terremoti piccolissimi e tra questi almeno un centinaio del quinto grado della scala Richter, cioè uno ogni tre-quattro giorni e ogni tanto ne arriva uno che sconquassa tutto. E per giorni giurano tutti che basta, occorre cambiare le regole e bisogna adottare una volta per tutte i sistemi che aiutano a limitare i danni perché è stupido spendere i soldi come per decenni ha fatto lo Stato che secondo i dati del Servizio geologico nazionale è riuscito a spendere solo dal 1945 al 1990 per tamponare i danni di catastrofi naturali varie oltre 75 miliardi di euro e cioè quasi 140 milioni di euro al mese. Più quelli spesi dal 1990 in qua per il sisma nella Sicilia Orientale nel dicembre 1990 e per quello nell’Umbria e nelle Marche del settembre 1997 e per quello a San Giuliano di Puglia dell’ottobre 2002… Tutti lutti seguiti da una promessa solenne: mai più. E presto dimenticata sotto la spinta di nuovi condoni, nuove elasticità urbanistiche, nuove regole più generose… Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera

martedì 7 aprile 2009

Un paese in pericolo

 

(…) Invece di avviare questo processo, il piano casa del governo autorizzava aumenti automatici di cubatura (fino al 20%) senza contemporaneamente costringere i proprietari a rendere più efficienti le strutture.

(…) Invece di agevolare la sistematica messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, questo governo ha in mente una sola cultura: «aggiungere». Nuove grandi opere, a iniziare dal ponte sullo stretto e dalle centrali nucleari, nuove espansioni edilizie. Invece di consolidare l`enorme patrimonio edilizio esistente e rendere sicura la vita degli italiani, si continua con lo scellerato meccanismo della rendita speculativa.

(…) Basterebbero tre mosse. Prendere atto che il nostro patrimonio abitativo è fatiscente e lo Stato ha il dovere di favorirne la messa in sicurezza, attraverso norme e finanziamenti. E se ci fosse qualcuno che afferma che in questo modo si spendono soldi pubblici, si potrebbe rispondere che stiamo spendendoli per acquistare i fondi tossici delle banche. Perché non potrebbero essere utilizzati anche per non veder morire intere famiglie? Eppoi, gli interventi dentro una nuova concezione dell’edilizia favorirebbero la nascita di nuove industrie in grado di realizzare e gestire sistemi di risparmio energetico. In pochi anni i benefici complessivi supererebbero le spese di investimento iniziale: basta soltanto dare il colpo di grazia alla rendita immobiliare, come fanno in Europa. Secondo. Prendere atto che nell’ultimo decennio si è costruito troppo e che è venuto il momento di dire basta a ogni ulteriore consumo di suolo agricolo. Da qualche mese è nata su iniziativa del sindaco di Cassinetta di Lugnano la rete «stop al consumo di territorio» e sono molti i primi cittadini che vogliono voltare pagina. La popolazione italiana non cresce più ed è economicamente molto più conveniente riqualificare l’esistente. Terzo. La definizione di un grande (stavolta sì) programma di messa in sicurezza degli edifici pubblici. Il volto dello stato si vede da come si presentano le scuole dell’obbligo. L’ottanta per cento di esse è fatiscente o non rispetta le norme di sicurezza. Stesso discorso vale per gli ospedali e per gli altri servizi. Una grande opera di ricostruzione del volto dei luoghi pubblici e delle città, che sono gli elementi portanti della convivenza civile di ogni paese civile. E se qualcuno obiettasse spudoratamente che in questo modo si spendono soldi pubblici, basterebbe mostrargli i volti dei giovani che in Abruzzo hanno perso la vita soltanto perché l`ideologia liberista ha imposto in questi anni la distruzione di ogni funzione pubblica.di Paolo Berdini da ‘il Manifesto’

giovedì 2 aprile 2009

Cocci nostri…

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Viviamo giorni di attesa per le sorti di questa amministrazione, per ciò che può accadere e per quello che ci riserva il futuro amministrativo della nostra comunità. Possiamo avere solamente il comportamento di chi è finito nelle sabbie mobili: stare fermo, non agitarsi, non fare il minimo movimento, per non accelerare lo sprofondamento, con la speranza di poter guadagnare lentamente la terre ferma con qualche mezzo di soccorso trovato all'occasione. L'iniziativa è tutta in mano ai nostri amministratori attuali; a noi non rimane che sperare in una evoluzione che porti la comunità fuori dallo stallo amministrativo in cui siamo piombati. La situazione attuale è figlia della passata amministrazione: come mai un'amministrazione composta da 11 margheritini e un diessino si è frantumata in due tronconi conflittuali e contrapposti?  Cosa è stato fatto, allora, per ricomporre quella lacerante frattura riproposta con eccessivo ottimismo nell'attuale compagine amministrativa?  Certo l'acqua passa, ma le scorie restano. Oggi quei nodi irrisolti , o con troppo ottimismo accantonati, sono venuti al pettine. Il punto di frizione tra le parti non è quindi la diversa collocazione dell'Udeur in campo nazionale, ma le contrapposte e inconciliabili visioni della gestione degli affari comunali prodottesi già nella passata amministrazione Falato e che si voleva credere risolte con la nuova amministrazione Ciarleglio. L'aspetto più evidente e palpabile di questa frattura profonda è l'assoluta mancanza di riconoscimento reciproco delle due parti e la generale sfiducia in una risoluzione positiva della crisi in atto. Si mira al tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia, di andreottiana memoria, e in quest' ottica si può ascrivere l'opzione politica di un possibile allargamento della maggioranza alle altre componenti del centro-destra presenti in consiglio comunale. Allargare la maggioranza alle altre forze di centro - destra presenti in consiglio comunale non fa altro che confermare quanto affermato sopra: non è la nuova collocazione dell'Udeur nel centro-destra la vera causa della crisi in atto, ma divergenze profonde e insanabili nella gestione della cosa pubblica che già avevano lacerato la passata amministrazione comunale. Aspettiamo il finale, anche se, come al solito, i cocci saranno solo nostri …!

Angelo Mancini